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Targhe storiche: ecco quanto costeranno

Targhe e libretti storici, il Ministero dei Trasporti conferma la question time: «A breve pubblicheremo il decreto attuativo». I costi? 300 euro per un’auto e 150 euro per le moto

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La risposta data in questi giorni dal viceministro Alessandro Morelli all’on. Giovanni Tombolato della Commissione Trasporti della Camera, estensore della norma che ha rinnovellato l’art. 93 del Codice della Strada che permette il recupero delle targhe di prima immatricolazione per i veicoli storici, circa l’inspiegabile ritardo nell’adozione del decreto attuativo (peraltro già scritto dai tecnici del Mit), riferisce di tempi ormai stretti per ottenere l’avvio della concessione.

Secondo il viceministro, “i tempi di attesa sono ormai terminati e dopo gli ultimi contatti con il Poligrafico il decreto attuativo, al netto di alcuni dettagli tecnici che devono essere chiariti dallo stesso Poligrafico dello Stato, è in via di pubblicazione, forse già entro l’estate”. L’attesa quindi sarebbe ancora limitata a pochi mesi, se non solo di settimane.

L’interrogazione dell’on. Tombolato si basava sulla constatazione di come a distanza di oltre un anno, non sia ancora stato emanato il necessario decreto dirigenziale del Ministero che stabilisce costi, criteri e modalità di rilascio delle targhe da parte delle Motorizzazioni. “La norma definisce già le modalità per ottenere le targhe e i libretti dell’epoca di prima immatricolazione dei mezzi, ma il Mit deve pronunciarsi su costi, procedure e tempistiche” come spiega Giovanni Tombolato.

Nella sua risposta, il viceministro Morelli ha specificato il percorso della norma, spiegando che “il 22 aprile 2021, la Direzione Generale per la Motorizzazione aveva chiesto all’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato – in qualità di responsabile della produzione delle targhe in quanto carte valori – di esprimersi in ordine alla fattibilità di riprodurre targhe e libretti di circolazione per i veicoli di interesse storico e collezionistico e di farne conoscere i relativi costi. Il successivo 21 ottobre, l’Istituto comunicava di poter assicurare la realizzazione delle targhe richieste utilizzando l’alluminio come materiale di composizione dei cosiddetti ‘piatti’ per le targhe storiche, al prezzo di 300 euro per le auto e di 150 euro per le moto”.In sostanza, problemi di natura tecnica (nello specifico si aveva parlato della captazione dei fumi nocivi per lo stampaggio a caldo delle targhe in plastica o resina, in grado anche di sviluppare diossine) aveva fatto consigliare l’esecuzione di targhe “storiche” in solo lamierino di alluminio stampato a freddo. Ma considerato che lo spirito della norma era di rendere il veicolo quanto più conforme all’originale, prevedendo l’uso di materiali e di scritte originarie della targa storica, “gli uffici del Ministero hanno chiesto nuovamente all’Istituto la fattibilità e il prezzo di targhe realizzate con materiali compatibili con la tipologia e la natura delle targhe storiche” ha spiegato il Viceministro accennando anche a un’esigenza di carattere filologico con materiali e grafiche coeve alla vetustà dei mezzi.Così il 18 marzo 2022, il Poligrafico ha comunicato al Mit la disponibilità a realizzare quanto richiesto in plastica termoformata, “segnalando tuttavia di non disporre dei prototipi di targhe prodotte prima dell’anno 1971 e richiedendo pertanto la fornitura di prototipi o documentazione fotografica che ne consentano la riproduzione”. La Direzione generale per la Motorizzazione, su indicazione dello stesso Viceministro Alessandro Morelli si è quindi attivata per reperire ogni utile documento storico, normativo e fotografico così da fornire al Poligrafico il necessario supporto. “Una volta completata tale attività di ricerca che ad oggi pare ormai compiuta e ottenuto il visto di congruità da parte dei competenti uffici del Ministero dell’Economia e delle Finanze sui prezzi di vendita delle targhe, sarà tempestivamente adottato il decreto dirigenziale che darà concreto avvio alla procedura” ha quindi concluso nel question time Alessandro Morelli.Tombolato stima che all’anno il Ministero potrebbe affrontare tramite le Motorizzazioni locali almeno 5mila richieste di ristampe di targhe, con ovviamente importanti ricadute anche in termini di introiti di erario per le casse dello Stato.

Articolo scritto da Roberto Manieri per Ruote classiche https://ruoteclassiche.quattroruote.it/targhe-storiche-prezzo-e-tempi

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AUTO ANCORA SOTTO ATTACCO, ASI: “NO ALLA STANGATA SULLE STORICHE”

Si profila all’orizzonte un altro balzello per le quattro ruote. Riguarderà i veicoli storici, per questo l’ASI, Automotoclub Storico Italiano, è scesa subito in campo per opporsi ad una manovra che potrebbe danneggiare l’intero settore.

È stato appena presentato un emendamento per il disegno di legge di conversione del Decreto Fiscale, che chiede l’abolizione dell’agevolazione fiscale per i veicoli che hanno ottenuto e riportato a libretto il certificato d’interesse storico e collezionistico, in particolare quelli con età compresa fra 20 e 29 anni. Attualmente, questi veicoli pagano l’imposta ridotta del 50% come forma di tutela che facilita la loro conservazione ed evita la loro rottamazione o la vendita all’estero.

Con la benzina a due euro al litro, parcheggi sempre più cari, assicurazioni che dopo il Covid torneranno a salire, possibile che sia di nuovo l’auto a dover essere colpita?

Ecco i contenuti della bozza di emendamento:

“A decorrere dal 1º gennaio 2022, all’articolo 63 della legge 21 novembre 2000, n. 342, sono apportate le seguenti modificazioni: a) il comma 1-bis è abrogato; b) al comma 1-ter sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: “e fino all’anno 2021”:

Il comma 1-bis, per estrema chiarezza, è questo:

1-bis. Gli autoveicoli e motoveicoli di interesse storico e collezionistico con anzianità di immatricolazione compresa tra i venti e i ventinove anni, se in possesso del certificato di rilevanza storica di cui all’articolo 4 del decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 17 dicembre 2009, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 65 del 19 marzo 2010, rilasciato dagli enti di cui al comma 4 dell’articolo 60 del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n.285, e qualora tale riconoscimento di storicità sia riportato sulla carta di circolazione, sono assoggettati al pagamento della tassa automobilistica con una riduzione pari al 50 per cento.”

Si tratta di un provvedimento che metterebbe in difficoltà un settore già provato dalla pandemia e che, invece, andrebbe incentivato come eccellenza del “made in Italy”. Secondo l’analisi dell’Automotoclub Storico Italiano, con il Covid il settore ha perso oltre mezzo miliardo di euro. Il 75% di questo valore – pari a 375 milioni di euro – si riferisce agli operatori professionali come artigiani, commercianti, micro e piccole imprese che si occupano di gestione, manutenzione, restauro e produzione di parti specifiche per i veicoli storici: attività che in regime di “lockdown” avevano ridotto del 70% la loro operatività.

“L’emendamento potrebbe avere effetti gravissimi nel settore – spiega il presidente dell’ASI, Alberto Scuro – e non solo sul piano economico. Si andrebbe anche a minare il valore culturale, attuale e futuro, di questi veicoli. Se la preoccupazione è che gli autoveicoli che godono della tutela fiscale (per una legge introdotta tre anni e ormai a regime) siano troppi, la si può facilmente smentire: in base ai dati della Motorizzazione al 2 novembre 2021, sono in tutto 66.050. Cioè lo 0,14% dei 47.564.572 autoveicoli circolanti in Italia e l’1,12% dei 5.908.824 autoveicoli ventennali. Aggiungo che, oltre ad essere pochi, hanno chilometraggi annui bassissimi (1.000 chilometri circa) e che l’inquinamento da loro prodotto è assolutamente residuale. Andando a punire questa esigua minoranza di veicoli, i benefici per lo Stato sarebbero inconsistenti e si andrebbe a compromettere l’intera filiera professionale, si incentiverebbe la dispersione del nostro patrimonio e si spegnerebbero le prospettive occupazionali per molti giovani. Per il nostro Paese le perdite sarebbero decisamente superiori alle possibili entrate. ASI farà tutto il possibile affinché tale emendamento non venga convertito in legge e per illustrare in maniera dettagliata il panorama del motorismo storico nazionale. Incentiviamo la mobilità green ma senza distruggere il passato

Fonte: https://www.asifed.it/auto-ancora-sotto-attacco-asi-no-alla-stangata-sulle-storiche/

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104 anni e una Fiat 500…

Ci sono delle automobili che si dimostrano “compagne fedeli” per tutta la vita. E’ il caso della Fiat 500 Giardiniera, color grigio acciaio, che il signor Emilio Zumerle aveva acquistato nel lontano 1967 per soddisfare le necessità di trasporto al mercato dei suoi prodotti ortofrutticoli. Unico proprietario di questa “station wagon” ante litteram l’ha utilizzata con piena soddisfazione fino al momento della sua scomparsa avvenuta nel 2016 alla veneranda età di 104 anni. Tra l’altro, l’arzillo ultracentenario è stato il guidatore più anziano d’Europa, avendo rinnovato la patente proprio nel 2016.

Negli ultimi anni il signor Zumerle utilizzava la sua fedele 500 con regolarità, per caricare la spesa, andare a pescare, o per acquistare il necessario per la cura del suo piccolo orto che ancora coltivava con passione. Purtroppo, per mancanza di spazio, il figlio Fausto, seppure a malincuore, ha dovuto mettere in vendita la bella Giardiniera. Così pochi giorni fa una delegazione del sodalizio dedicato alla “mamma” di tutte le citycar ha raggiunto Montorio Veronese per la missione di “salvataggio”.

Alessandro Vinotti, ha deciso quindi di acquistarla per condividere la sua passione con la propria famiglia: “Era da tempo che cercavo una 500 Giardiniera, e questa ha una storia che mi ha toccato. Mi piace l’idea di portare avanti la vita di questa 500, e lo farò onorando Emilio, conservando la sua auto e utilizzandola ai raduni del club nei quali potrò raccontare la sua storia”. Un po’ di commozione ha accompagnato la consegna dell’auto da parte del signor Fausto Zumerle al nuovo proprietario, felice però che la Giardiniera tanto amata dal padre abbia trovato una nuova casa dove sarà ben voluta e coccolata.

“L’auto verrà anche esposta al Museo Multimediale della 500 “Dante Giacosa” di Garlenda. Le auto esposte al Dante Giacosa non solo raccontano uno spaccato dell’Italia, ma anche molte storie dei soci che con generosità prestano le vetture per le esposizioni temporanee. La macchina di Emilio è un grande esempio di affetto e averla a Garlenda per me sarà un onore, avendo conosciuto l’anziano in molte occasioni e avendo sviluppato per lui e per la sua famiglia un grande sentimento di amicizia e stima”.

Tratto di Repubblica.it

Cosa è la Fiat 500 8 bulloni?

La fiat 500 cosiddetta 8 bulloni è un “nomignolo” che nasce in concomitanza con la nascita della Fiat 500 F nel 1965.

Precedentemente esisteva la Fiat 500 D con le portiere ad apertura A VENTO, dette anche porte a suicidio (suicide doors) perchè spesso si aprivano durante la marcia. Quando nel 1965 la Fiat dovette adeguarsi alle normative in materia di sicurezza, le cerniere delle porte che fino ad allora erano posteriori, vennero spostate anteriormente.

In questo passaggio però, per assicurarsi che le porte avessero una buona tenuta su strada, si decise di produrre le prime Fiat 500 F con porte CONTROVENTO e di “irrobustire” le cerniere con 4 bulloni per cerniera. Nasce così la cosiddetta Fiat 500 8 bulloni prodotta da Marzo e Novembre 1965. 8 bulloni per porta.

Si stimano circa 200.000 vetture prodotte in quel periodo, pertanto la rarità sta nel fatto che sia stata prodotta solo per qualche mese. Successivamente la produzione, assicuratasi che le cerniere potessero essere “alleggerite” passa a 2 bulloni per cerniera.

Spero di esservi stata utile.

Se ti va puoi guardare anche il video della mia Fiat 500 8 bulloni che ho chiamato Ottavio, proprio in onore degli 8 bulloni

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Ecco la 500 che puoi guidare a 16 anni!

In Germania è possibile guidare prima dei 18 anni, come accade da noi con i quadricicli leggeri. Loro utilizzano i tricicli.

Un piccolo costruttore tedesco propone una divertente elaborazione per adattare la macchina alla normativa che la equipara ad un quadriciclo leggero.

 I sedicenni tedeschi non vedono l’ora di guidare la Fiat 500 e un meccanico intraprendente trasforma, naturalmente su richiesta, la vettura in triciclo, del resto la sua ditta è specializzata in veicoli a tre ruote.
Proprio così, grazie a Wenzl Ellenrieder, titolare di un’autofficina, con annesso concessionario Piaggio, a Dösingen, nella verde regione dell’Algovia, il sogno di molti ragazzi (con papà facoltosi), diventa realtà.

A colpo d’occhio l’auto è identica all’originale della Casa torinese ma, sotto sono state riposizionate le ruote: le posteriori, quelle di serie, sono state alloggiate al centro del pianale e affiancate l’una all’altra per una carreggiata di 46,5 centimetri. Tale magia, per la legislazione della Germania, dal 2013, rende possibile il passaggio da automobile a triciclo.

L’idea è nata al proprietario, guarda caso durante l’anno cui è stata approvata l’omologazione sopraccitata e in occasione dei 16 anni del figlio, che con la patente A1 avrebbe potuto guidare solo moto, minicar e tricicli con potenza di 20 CV, unica limitazione senza tenere conto della cilindrata.

Per questa volta il ciabattino non esce con le scarpe bucate, da bravo carrozziere e  prima ancora papà, mette in cantiere con la complicità della squadra di meccanici la trasformazione, riuscendo in pieno a soddisfare il desiderio del pargolo e a moltiplicare gli utili dell’azienda, viste le numerose richieste. Del resto come afferma lo stesso Ellenrieder: “Siamo il maggiore importatore in Germania di Ape Piaggio: ne vendiamo quasi 200 ogni anno, soprattutto a persone che l’hanno scoperta nelle loro vacanze in Italia e qui la comprano come seconda o terza vettura per gli spostamenti locali, per portare piccoli carichi. Quindi abbiamo una notevole competenza, anche tecnica, su tricicli e quadricicli”. Nel dettaglio, vediamo le modifiche necessarie che rende il veicolo guidabile dai minorenni.

Nell’ordine è stato sostituito l’asse posteriore, rinforzata la sospensione, accoppiate (vedi sopra) le ruote al centro tagliando il pianale in corrispondenza del baule portabagagli e coperte con un piccolo cofano, che a sua volta è ben nascosto dal pavimento sollevabile dal bagagliaio stesso. Inoltre, è stata ridotta, agendo sulla mappatura elettronica, la potenza del motore Fiat 1.2 litri benzina di serie, portandola da 69 a 20 CV.

Esternamente e esteticamente, a parte il logo originale sostituito con quello dell’officina e i passaruota posteriori, non ci sono altre differenze con l’originale. Passiamo all’interno, l’abitacolo è praticamente lo stesso di serie, con numerosi vantaggi in più. Il primo è la sicurezza, la scocca è quella di un’automobile e rispetto a una minicar è robusta, ha quattro posti secchi, gli stessi accessori, sette airbags, l’ABS e non ultimo l’ESP, che nonostante hanno apportato una modifica comunque rimane efficiente. Inoltre, il motore architettonicamente è lo stesso, depotenziato sì ma, destinato a durare per molto tempo.

Altro punto a favore è la velocità, per la categoria la massima è 45 orari,  mentre questa raggiunge tranquillamente gli 80 e i 90 in piano; soprattutto non intralcia la circolazione e superando il limite minimo dei 60 km/h, previsto dalla legislazione tedesca, può percorrere autostrade e superstrade. I consumi di carburante sono bassi, con circa 5,5 litri di benzina si ha un’autonomia di 100km. A questo aggiungiamo i costi contenuti per assicurala e l’affare … sembra fatto. Passiamo alla spesa per il ritocco, non tanto economico come quello sostenuto da Cenerentola per andare al ballo e non molto lontano da quello per un lifting centesimo più o meno, da listino per una berlina siamo intorno ai 5000 euro e per una cabrio 5300.

La domanda sorge spontanea (Lubrano docet), il quartier generale FCA cosa pensa dell’opera?
Ellenrieder risponde: “Nessun problema, la conoscono, ci sono accordi, diciamo, verbali. Ma in fondo sono pur sempre Fiat 500 vendute, ed è una bella pubblicità anche per la stessa vettura madre”.
Per i fiabeschi castelli di Ludwig un tempo le zucche venivano trasformate in carrozze per andare a conquistare principi, oggi le auto in macchinine per far scorrazzare i ragazzi.

Articolo tratto da

https://www.google.com/amp/s/www.repubblica.it/motori/sezioni/attualita/2016/10/17/news/febbre_da_500-149772790/amp/

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Intervista a Stefano Zambelli e la sua Fiat 500

Ciao Stefano e innanzitutto grazie per aver accettato queste domande da parte mia. Hai pubblicato quasi per caso le fotografie di una 500 che hai creato per tua figlia, che ora è cresciuta ed è passata in “eredità” al suo fratellino. Ma come ti è venuta in mente questa idea?

Ciao Marianna devi sapere che questa non è stata la prima macchinina dei miei cuccioli….. Gli feci una specie di Bugatti a 2 posti, che però era a pedali. Mia figlia dopo la prima uscita disse che era troppo faticoso e mi fece promettere che avrei aggiunto un motore. “per farla andare da sola, diceva”. Così ho pensato che ne avrei fatta una nuova… La scelta era una lamborghini, la famosa Miura, ma facendo un calcolo con quanto era alta la bimba… Diventava troppo grande da fare nel garage…Allora l’unica macchina che mi piace e che é una icona di italianità…Eccola qua!

Credo che neanche tu ti aspettassi una ondata di commenti così immediato dopo la pubblicazione delle foto. Ma passiamo alla tecnica…Di che materiale è fatta?

Sinceramente non pensavo di sollevare tanto interesse…. Anche se ammetto che più la guardo e più mi piace… Direi che alla fine il lavoro infinito è le fatiche ripagano…. Ne sono soddisfatto! Il materiale che ho utilizzato per la carrozzeria è la vetroresina… Invece il telaio l’ho fatto con dei tubi in alluminio…. I sedili sono due sedie Ikea tagliate e ridimensionate a mio piacimento… Il pomello del cambio è una pallina di mio figlio riempita di colla.. Le ruote sono quelle delle cariole dei muratori a cui ho inserito i cuscinetti e colorato il bordino bianco…😊

Non so se segui il mio progetto di restauro su YouTube, ma il mio canale è incentrato sul recupero. Ho visto che per realizzare questa 500 hai recuperato pezzi di bici e motociclette ma quello che mi ha stupito maggiormente è un trapano che “et voilà” diventa un motore.

I pezzi che ho utilizzato sono frutto di osservazioni che mi capita di fare guardandoli. I fanali da bici diventano specchietti sportivi… Poi cercavo particolari che potessero diventare modificandoli… Come servivano a me. Per quanto riguarda il trapano.. Era la cosa più semplice… Avvita…E va avanti…. Svita et voilà… La retromarcia😅

Spieghiamo quindi a tutti i papà che leggono che possiamo, con pazienza e dedizione, evitare tanti sprechi e recuperare tutto quello che troviamo in garage e costruire delle macchine bellissime ai nostri figli. Tempo disponibile permettendo… A tal proposito, che lavoro fai?

Attualmente lavoro in ricerca e sviluppo li lamborghini automobili…. Ma ovviamente non posso parlare del mio lavoro😇

Certo! Quindi diciamo che con le auto hai una certa dimestichezza ma… Per me sei un mito assoluto e ti nomino Papà cinquecentista dell’anno 2020!👑

Grazie non esageriamo… I papà dell’anno risolvono e sopportano ben altri problemi… 😌… Grazie

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La prima auto di Michael Schumacher

Indovinate un po’ qual è stata la prima auto di Michael Schumacher? Una Fiat 500! Nel 1997, però il campione ne riceve una davvero speciale come regalo di natale!

Una ‘Rossa’ in regalo per Michael Schumacher. Ma questa volta non si tratta di un bolide da trecento orari. E’ la vecchia Fiat ‘500’ del 1967 che il pilota tedesco ha ricevuto come regalo di Natale dalla Ferrari durante il pranzo di auguri a Fiorano. ‘E’ stata la mia prima auto – ha detto Schumacher – un bel regalo, era tanto che desideravo averne un’ altra’ . Schumacher si è poi messo al volante della macchina e ha compiuto due giri del circuito, prima di partecipare al pranzo con gli altri piloti, Romiti, Montezemolo e lo staff della gestione sportiva e industriale della scuderia di Maranello.

Articolo tratto da: https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1997/12/21/schumi-in-500-dono-ferrari.html

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Abarth 695 SS, quella del 1966 da record

Fino a qualche mese fa, un esemplare originale, tra i pochi in circolazione dei 1000 realizzati. Ancora perfettamente funzionante, era alla ricerca di un nuovo proprietario al prezzo stimato tra i 50.000 e i 60.000 euro. È stata venduta all’asta alla modica cifra di € 43.125 segni del tempo inclusi nel prezzo.

A testimoniare l’autenticità del modello ci sono vari elementi, primo tra tutti la dettagliata documentazione, il particolare carattere utilizzato per stampare il numero di telaio e l’ormai introvabile adesivo Abarth dell’epoca, appiccicato al cofano, assieme a quello dell’importatore statunitense messo sulle portiere

Abarth 695 SS 1966
Abarth 695 SS 1966
Abarth 695 SS 1966

Come nuova

Recentemente sottoposta a un restauro conservativo, la Abarth 695 SS del 1966 sfoggia ancora la vernice originale, così come originali sono gli interni. Anche il motore è stato rimesso a nuovo, con pezzi originali dell’epoca e testata “Gruppo 2”, accessorio che circa 50 anni fa migliorava la tenuta e aumentava la potenza.

Potenza che in origine si attestava sui 38 CV e 57 Nm di coppia, non male per un’auto dal peso totale inferiore ai 500 kg, “spremuti” dal 2 cilindri da 689 cc con carburatore Solex 34 PBIC. I numeri ufficiali dichiaravano una velocità massima di 130 km/h, ben superiore rispetto ai 95 dichiarati dalla Fiat 500 normale.

Parte dell’articolo, articolo tratto da motor1.com

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Scoperto CONCESSIONARIO FIAT anni ’70 con auto abbandonate

Concessionario Fiat Sorensen

Una di quelle notizie nelle quali stenti a credere eppure In Danimarca, presso la cittadina di Kolding, si trovava un concessionario Fiat abbandonato di proprietà di Jens Sorensen. Per ragioni sconosciute l’imprenditore non vendette più una macchina che acquistò fra il 1973 ed il 1981. Alcuni di quei modelli sono ancora li, con tanto di pellicola protettiva sui sedili.

sedili con plastica protettiva

Probabilmente Sorensen lasciò tutto così per motivi di contrasto con l’allora vertice di Fiat Danimarca che avrebbe voluto concentrarsi sulla vendite e promozione di camion pesanti anziché vetture utilitarie …. sta di fatto che dal quel giorno la concessionaria Sorensen chiuse i battenti per ciò che concerne le autovetture mentre iniziò a lavorare, come detto, con i camion.

Quelle macchine rimasero lì ferme per quasi un trentennio finché il concessionario non passò in mano ad un erede. All’interno del salone di Holding c’erano ancora circa 200 vecchie automobili, soprattutto Fiat, molte delle quali mai vendute.

Kjeld, figlio di Sven Sorensen ed erede di Jens, decise di mettere all’asta le auto d’epoca, lasciandosi però nel garage i migliori esemplari di ogni modello. Quelle in vendita sono state messe all’asta e vendute da un minimo di 250 Euro per le incidentate o danneggiate ad un massimo di 6.500 euro per una Lancia Beta aziendale con 16.000 Km percorsi. Prezzi relativamente bassi per dei veri e propri pezzi da museo che ormai fanno parte della storia dell’automobile. B0254

Articolo tratto da: https://autoemotodepoca.altervista.org/incredibile-scoperta-concessionario-fiat-anni-70-abbandonata/

Intervista: Iltgricambi.it

Pubblicato da iltgricambi.it su Venerdì 29 maggio 2020

Intervista: Autoaspillo

Donne in 500, intervista a Marianna Cattolico

Intervista: Mezzogiusto.it

Intervista: Una Quarantena di minuti con Willy

Avete mai visto la Fiat 500 con 4 ruote sterzanti?

C’è un mistero fitto e tortuoso riguardo la Villa Altachiara battuta all’asta dalla prestigiosa casa inglese Sotheby’s una decina di anni fa(o da un’altra casa specializzata). La Villa di Portofino su cui aleggerebbe la “Maledizione di Tutankhamon” , sulla struttura voluta dall’egittologo Lord Carnavon che scoprì e profanò la tomba del faraone bambino. La bellissima villa a strapiombo sul mare, teatro nel gennaio del 2001 della misteriosa morte della contessa Francesca Vacca Agusta era tra le principali protagoniste della vita mondana italiana nei rampanti anni Ottanta.

“Villa Altachiara, la casa della contessa, è senza dubbio una delle residenze più lussuose del borgo marinaro, che vede allineati tra i suoi ospiti abituali con casa sulla piazzetta, o in mezzo alla vegetazione del monte, personaggi come Fanfani, Berlusconi, Scognamiglio, Bassani, Cantoni. Accanto al palazzo neoclassico degli Agusta, sullo sperone di roccia che domina il borgo c’è anche la casa della famiglia Recchi, la dinastia dei costruttori torinesi, il cui accesso è comune con Villa Altachiara. I Recchi hanno fatto costruire un ascensore scavato nella roccia per poter raggiungere la loro residenza direttamente dalla piazzetta. Ma il conte Agusta, che soffriva di claustrofobia, aveva sempre rifiutato di utilizzare questo sistema. Non c’era che un’alternativa: un sentiero serpeggiante che s’inerpica sul monte, le cui curve sono talmente strette da rendere praticamente impossibile l’uso di qualsiasi vettura, per quanto piccola possa essere. Il conte allora aveva fatto modificare due piccole Fiat 500 presso la sua fabbrica di elicotteri. Le due minuscole autovetture erano state dotate di quattro ruote sterzanti, per cui, con una certa pratica e maestria, si riusciva ad affrontare i tornanti con sufficiente comodità. Il conte aveva voluto che le 500 fossero verniciate con un verde prato inglese e la tappezzeria degli interni venisse scelta da Valentino.” ( https://www.maurizioturco.it/bddb/1999_francesco_pazienza.html )

Come riporta il sito https://portofino.it/italy/villa-agusta-altachiara/ Il Conte Carnarvon transitava su quella strada con un’Ape carrozzella, mentre il Conte Corrado accedeva alla villa con le Fiat 500 modificate nello sterzo anteriore e posteriore e quindi senza rischio di incidenti stradali.

Milano blocca le auto inquinanti ma si apre ai veicoli storici: potranno circolare nell’Area B

Stop alle auto con alte emissioni, via libera (anche se inquinano) alle auto che hanno fatto la storia dell’automobilismo. Nei giorni scorsi la giunta guidata da Sala ha approvato le nuove norme che regolano la circolazione dei veicoli storici nell’Area B. Il fatto è stato reso noto con un comunicato dal Cmae (Club milanese automotoveicoli d’epoca).

Auto storiche in centro: cosa cambia

Per il momento le auto e le moto con oltre 40 anni possono circolare nell’Area B solo alla sera a al sabato alla domenica. Ma dal 1° giugno tutti i veicoli dotati di certificato di rilevanza storica potranno spostarsi liberamente all’interno di Area B durante tutta la settimana, 24 ore su 24, ma dovranno essere registrati sul portale del comune. Non solo. I veicoli storici dai 20 ai 39 anni (sempre dotati di Crs) potranno beneficiare di 25 ingressi all’anno, oltre alla sera e al sabato e domenica, previa registrazione una tantum sul portale del Comune.

È stato inoltre chiarito che i 25 ingressi vengono rilasciati sul numero di targa e non sul codice fiscale del proprietario del veicolo. Non appena questi veicoli raggiungeranno la soglia dei 40 anni di età potranno circolare anch’essi senza alcuna restrizione.

“Questo grande risultato — chiosa il club in una nota — costituisce una pietra miliare nel motorismo storico poiché finalmente crea uno spartiacque tra i veicoli vecchi e i veicoli d’epoca, riconoscendo dignità alla passione dei club come il Cmae, e ai club federati Asi (automotorclub Storico Italiano), legittimando un ruolo determinante per la cultura, lo sport amatoriale, il turismo, locale e nazionale, e l’indotto economico”.

Tratto da: https://www.milanotoday.it/attualita/auto-storiche-milano.html

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